Pollo allo spiedo durante la dieta, si può mangiare? Ecco la risposta

Il pollo arrosto è ormai uno dei piatti tipici della vasta e gustosa cucina italiana, un piatto definito della tradizione della domenica che serviva, quasi sempre in portata unica, a sfamare una famiglia completa.

Nei nostri giorni sulle nostre tavole, in verità, si vede molto di meno, ma non è detto che non ci possa far calare la voglia di mangiarlo, specialmente nel caso in cui ci troviamo in un regime di dieta. Il pollo arrosto è un vero e proprio compagno per la prevenzione contro patologie cardiovascolari. Ciò perché contribuisce a ridurre i livelli di omocisteina, ovvero l’amminoacido che può far accrescere i rischi d’infarto. Oltre ad essere un cibo pieno di principi nutritivi, il pollo è contraddistinto da un rapporto proteine-grassi realmente favorevole per il nostro fabbisogno alimentare.

Il pollo, difatti, è pieno di proteine magre e, al medesimo tempo, mostra un basso contenuto di grassi. Ciò spiega il suo grande impiego in programmi di tipo nutrizionale, diete rivolte al dimagrimento e perfino nelle piramidi alimentari proprie del culturismo. Veniamo però al dunque.

Il problema che ci poniamo è se questa modalità di preparazione del pollo sia realmente dietetico o, meglio, se possa trovare posto nel nostro piano di tipo alimentare, se il nostro scopo è realmente quello di perdere alcuni chili. Cerchiamo di capirlo insieme, perché sebbene il pollo sia generalmente ritenuto un cibo perfetto per una dieta ipocalorica, il problema che si pone con quello arrosto è quello che poi effettivamente va a rivedere tante ricette che posseggono come ingrediente principale un prodotto in teoria a basso contenuto calorico, che però, qualche volta, viene preparato osservando ricette che prevedono l’impiego eccessivo di prodotti come ad esempio i condimenti, che finiscono per screditare il potenziale dietetico.

Pollo allo spiedo durante la dieta, si può mangiare? Ecco la risposta

Pertanto il problema del pollo arrosto è tendenzialmente quello che mettiamo alla cottura, cioè olio oppure burro, che serviranno certamente a far essere il pollo più buono, ma che accrescono anche il monte calorico che è racchiuso al suo interno.

Il secondo problema è quello della pelle. Siamo dinanziad un prodotto che, nei fatti, genera problemi rilevanti per via della pelle che lo ricopre. Parliamo quasi sempre di grasso assoluto e deve pertanto essere trattata di conseguenza.

Quindi la cottura termina poi per far “colare” tale grasso anche all’interno delle carni, rendendo poco efficiente il sistema di rimuovere la pelle quando chi lo consuma è a dieta. Meglio cucinare il pollo in altri modi, scegliendone i tagli più magri, impiegando pochi condimenti e togliendo totalmente la pelle.

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